In Al positivo
Se

fossimo nati nell’antica Roma, e fossimo malati, saremmo andati ad uno dei templi di Esculapio, dove  ci avrebbero fatto  dormire per sognare. Il giorno dopo avremmo riferito i sogni ad un sacerdote il quale avrebbe prescritto una cura, magari una visita ai bagni o alla palestra.

Invece Ippocrate?  Beh, Ippocrate avrebbe suggerito salassi e purghe… e Galeno anche.

Nel medioevo, invece, a meno che non ci trovassimo in Persia, o a Salerno, a curarci  sarebbe stato il cerusico che, dopo un’analisi assai empirica delle urine e del nostro aspetto, oltre al salasso, avrebbe potuto usare la ventosa, cauterizzarci le ferite o farci prendere decotti vari per lavare lo stomaco o purgare la bile.

Ma facciamo un salto quantico in avanti nel XX secolo, dove prima degli anni quaranta la sifilide ce la avrebbero curata col mercurio o negli anni cinquanta, dove il medico avrebbe fatto pubblicità per le sigarette

Dall’antichità ad oggi, a seconda di ciò che si credeva e del progresso della scienza, in ogni epoca dell’umanità i nostri paradigmi medici sono evoluti e cambiati.

E con loro il concetto del corpo, della mente, dell’anima e delle cure.

TEORIE CONVERGENTI

E anche se ad occhio nudo sembra che ci siano tante concezioni diverse, che producono modelli di medicina differenti, alla fin fine si capisce che tutto converge, in qualche modo, in un’unica verità. Ognuno degli scienziati, dei medici, dei fisici, dei filosofi, degli psicologi hanno ideato un pezzo del puzzle che ci porta oggi alla scoperta di un nuovo paradigma: quello della medicina come un corpus unico.

Per esempio il modello biomedico, che puntella il mondo della medicina da quando Louis Pasteur  (1822–95) ha elaborato la teoria dei germi, sostiene che il corpo è una macchina e la malattia è un guasto e che esistono semplici cause esterne che producono le malattie.

 

Nel processo della riduzione dell’infermità alla malattia, l’attenzione dei medici si è allontanata dal paziente come persona totale.

F. Capra, Il punto di svolta.

E  fino ad un certo punto è questo il modello reggente ancora oggi nelle scuole mediche. Ma si sentono già i venti del cambiamento. Lo attestano medici come il dott. Stefano Gay,  medico chirurgo e fondatore della Scuola della Medicina dell’Essere,   che appartiene ad una generazione che si mette in questione e che si nutre di un sano dubbio su tutto, cercando di aprire nuove porte e paradigmi:

Una volta laureto in medicina, prima attraverso la scuola di Psicosomatica, poi durante il Master in PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) ho avuto l’occasione di conoscere numerosi autori e scienziati, integrandoli con alcuni che avevo già studiato in altri miei corsi di approfondimento.
Volendo, potrei dividerli in due categorie: quei medici e neuro-scienziati che hanno studiato e approfondito le connessioni biomolecolari del sistema corpo-mente e quelli che hanno preso queste teorie e le hanno applicate al comportamento psicologico umano e a nuovi e più completi modelli di terapia. Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui sta emergendo, in fase ancora embrionale, un nuovo modello di visione del corpo e della cura che attinge dagli studi di Fisica quantistica.


A modo di esempio di questa alleanza che preannuncia un mutamento, ricordiamo il convegno di fisica quantistica e scienze integrate patrocinato dall’Ordine dei Medici Nazionale   che si è tenuto a Bologna nel Novembre del  2018. Ed anche se non ci sono tutt’ora dei protocolli riguardanti questo nuovo connubio tra fisica quantistica e medicina, gli studi che mettono in evidenza i legami tra le due scienze si stanno intensificando sempre di più negli ultimi anni.

ATTACCO O FUGA

Tra gli autori citati dal dott. Gay    responsabili del cambio di coscienza che stiamo vivendo, ricordiamo il dott. Walter Cannon che già nel 1930 fu tra i primi medici ricercatori ad aver studiato l’effetto dello stress in fase acuta; Cannon ha osservato che rispetto  a una situazione di stress, l’essere umano può reagire in due modi: attacco o fuga.

Nel 1976 il dott.Hans Selye,  medico endocrinologo, ha ripreso gli studi di W. Cannon  e ha studiato lo stress in fase cronica , e ha identificato quella che ha denominato la sindrome generale di adattamento, diventando tra i primi medici a riconoscere il distress biologico.

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Il dott. Gay ci ha anche parlato di uno dei pilastri dei suoi primi studi sulle connessioni corpo-mente, Il dott. Henry Laborit . Autore prolifico, candidato al Premio Nobel di Medicina nel 1981, il dott. Laborit è stato uno scienziato a tutto tondo con una visione olistica  della medicina che ha approfondito il concetto di stress. È conosciuto soprattutto per il noto  sperimento dei topolini in gabbia , da cui è stato tratto anche un film.

Il dott. Laborit ha studiato  i meccanismi mediante i quali  noi possiamo ammalarci a livello fisico ed emotivo, come per esempio quando esistono momenti della nostra vita in cui non riusciamo ad uscire da una situazione concreta che ci crea sofferenza, e si crea una cronica “inibizione dell’azione”. Ci spiega il dottor. Gay:

Come quando vorrei fare una certa cosa ma le mie credenze mi dicono che non la posso fare. Per esempio se lavoro nell’ azienda di famiglia ma non mi piace farlo e comunque  non  cambio lavoro perché ho paura che, il mio capo  o mio padre, che aveva aspettative su di me, non mi ami più. Non è la azienda che mi crea lo stress, ma la mia credenza e le mie richieste affettive che mi impongono di rimanere lì e non agire un cambiamento verso ciò che mi rende felice.

In questo esempio, rimanere dentro quella azienda che vivo in modo stressante è inibire l’azione, in questo caso di fuga.  Se tale inibizione ad uscire da una situazione che non è piacevole e quindi andare verso ciò che mi rende felice, diventa prolungata, nel tempo può determinare una forte sofferenza emotiva nella persona. Se è associata ad una sensazione di stress prolungato può determinare  un’iperattivazione di cortisolo e una diminuzione cronica e progressiva del sistema immunitario.

Così in tanti altri ambiti della vita come nelle relazioni di amore, nelle amicizie  o tante diverse sfere in cui ci si può bloccare. Di fronte a queste situazioni  possiamo agire in due modi:

  • Agiamo, uscendo dal blocco, verso ciò che ci piace e ci fa star bene, senza dare importanza alle convinzioni delle richieste affettive perché capiamo che sono solo frutto dell’illusione; nell’esempio dell’azienda è il nostro bambino interiore che soffre, è un ricordo del passato di non aver avuto l’amore del genitore, ma non è reale. Non è vero che nostro padre non ci amerà più se lasciamo l’azienda. Allora possiamo prendere la decisione di agire e di realizzare i nostri sogni. Abbiamo solo una vita e sarebbe utile viverla pienamente.
  • Ci blocchiamo e non siamo capaci di reagire: se la credenza è talmente forte che mi impedisce per lungo tempo di agire, creandoci un malessere, allora può essere utile con un psicoterapeuta  andare a vedere ciò che dentro di noi ci spaventa. Il fine è  sbloccare quella credenza affinché si eviti lo stress cronico e la possibilità di una eventuale malattia psicosomatica.

La meraviglia del cambio

Nello stesso periodo culturale del dott. Laborit, nel 1977,sulla rivista SCIENCE, il dott. Engel, professore di psichiatria  e medicina  dell’Università di Rochester, sostiene  che il vecchio modello medico utilizzato fino all’epoca è riduzionista, dualista e fisicalista. Ovvero per riassumere, come ci spiega il dott. Gay:

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Secondo il vecchio modello medico, al problema di una malattia come la depressione si associava solamente la cura con antidepressivi per modificare la chimica interna del corpo, tralasciando in larga misura l’aspetto psicologico, infiammatorio e sociale della persona. Così come per numerose altre malattie. Il dott. Engel mise così una pietra miliare nel sviluppare un nuovo modello di cura che giunge fino ai giorni nostri.  

Ed ecco che da Cannon a Engel, la visione della salute  stava lentamente ma inesorabilmente mutando, ampliando e integrando anche quelle parti che fino a quel tempo non erano considerate.

La metamorfosi del modello biomedico: CRISI OD OPPORTUNITÀ?

Quando nel 2000 il medico e psichiatra statunitense Eric. R. Kandel   vinse il premio Nobel per la medicina con lo studio sulle basi fisiologiche della memoria.  Il suo libro La mente alterata   e i suoi studi hanno posto le basi per la teoria della plasticità del cervello, evidenziando quanto il comportamento umano è in grado di modificare la struttura cerebrale e l’espressione dei geni del DNA.

In parole semplici, ci spiega il dott. Gay:

Quando imparo a guidare la macchina il mio cervello si struttura in un modo diverso da come era  strutturato prima che io imparassi. Dopo un po’ non devo più pensare a cosa fare o a come guidare, ma il mio cervello mi permette di portare la macchina quasi in modo automatico, mentre ascolto la radio o comunico con il passeggero a fianco a me o addirittura parlo al telefono. Questo succede anche  a livello psicologico: se  cambi il tuo comportamento cambiano i collegamenti neuronali del tuo cervello e cambia anche l’espressione del tuo DNA.

Kandel diede così indirettamente un sostegno alle teorie che stavano sempre più prendendo piede nella stessa epoca storica riguardo una nuova scienza, l’Epigenetica.

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Con questi contributi la visione della cura si è notevolmente ampliata, fino a costituire grazie a Engel e Kandel e anche agli studi del prof. Rovera di Torino quello che è stato definito un nuovo modello di cura, che segna il passaggio dal modello biomedico a quello Bio-Psico-Sociale.

Tale modello stimola ad affrontare il disagio e la malattia di una persona secondo una visione integrata e sistemica, sotto un punto di vista biologico, psicologico e sociale. E’ interessante osservare che uno di questi tre elementi, se alterato, può influire sugli altri. Di conseguenza la cura della persona non può non considerare in modo serio e scientifico tutti questi elementi, nessuno escluso.

Il dott. Gay aggiunge:

Partendo dal 1700 la medicina che abbiamo studiato noi medici è nata attraverso gli studi sulle autopsie; si studiavano i cadaveri, si imparava  a sezionare, a tagliare,  a studiare l’organo. Tutto ciò è stato fondamentale perché abbiamo sezionato un cuore, e raggiunto livelli di eccellenza in certi ambiti. Ma ci siamo dimenticati che studiavamo il cuore di un cadavere, non un cuore di una persona viva con tutta la sua parte psicologica, emozionale e spirituale.

“Guarda caso” Il modello biomedico si è sviluppato in un’epoca storica in cui, prima delle guerre  mondiali del XX secolo, l’ aspettativa di vita era breve e il bisogno principale era quello di curare e debellare le malattie acute come la malaria, il colera, la peste, la polmonite.

I medici dovevano gestire fatti acuti ed era fondamentale lavorare sugli antibiotici, lavorare per scoprire delle cure che fossero un salvavita di emergenza. E anche questo ci ha permesso di arrivare ai giorni nostri.

Ma dopo la seconda Guerra Mondiale non si era più in stato di  emergenza  e la aspettativa di vita era molto migliorata.  Oggi quella coscienza di cura sta mutando e deve ampliarsi perché sono cambiate anche certe priorità della società in cui viviamo.

In questo straordinario viaggio scientifico verso la ricerca dell’integrazione e l’unità nella coscienza medica, il dott. Gay ci fa notare come anche la psicologia e numerose altre discipline si siano trasformate:

Dagli studi di Freud  fino ai giorni nostri, anche la psicologia ha usufruito di questo processo di integrazione attraverso  lo studio del corpo umano.

Sia alla Facoltà di Medicina quanto in quella di Psicologia, sono nate nuove discipline come lo studio della psiconcologia, lo studio delle “scienze della mente e del corpo”, la psicobiologia e la psicosomatica.  Fino ad arrivare negli ultimi anni a formulare tecniche avanzate di trasformazione dei traumi con l’EMDR e l’ipnosi clinica, connubio di moderni studi delle neuroscienze e del collegamento tra corpo e mente.

Tra i tanti contributi possiamo citare anche  la dott.sa  Anne Ancelin Schützenberger , che ha studiato a lungo lo psicogramma e la psicologia transgenerazionale o psicogenealogia, quest’ultima  materia di studio nelle facoltà di Psicologia.

La psicogenealogia” dice Stefano, “vede l’individuo in un contesto di inconscio collettivo e analizza il comportamento di una persona integrata in un sistema di clan familiare.  Tale disciplina si integra perfettamente con gli studi sull’ Epigenetica e serve innanzitutto ad analizzare da dove provengono le nostre memorie e l’espressione di nostri determinati comportamenti oltre che sofferenze, con la finalità di operare una trasformazione ed un cambiamento pratico nella vita della persona e dunque nell’espressione anche genetica

Oggi sappiamo che gli studi della A.Schützenberger hanno contaminato molti ambiti del sapere, aprendo le porte agli studi sull’arte terapia o dello psicodramma, utile in precise  e selezionate situazioni di vita. Stefano continua:

Il teatro stesso può essere utile per analizzare e trasformare certe credenze attraverso l’ironia e il gioco. Anche lo psicologo Bert Hellinger, deceduto recentemente,    giunge a delle conclusioni molto simili a quelle della dott.ssa Schützenberger, sia pur utilizzando e integrando strumenti presi dal teatro e dallo psicodramma.

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Italia al passo coi tempi

Questo evolversi del paradigma medico ci porta finalmente ai giorni nostri qui in Italia, dove, da pochi anni,  è nata  alla facoltà di Medicina, una nuova materia di studio, frutto finale di una trasformazione della coscienza nata nel secolo scorso e forse ancora prima, cioè la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia o PNEI.

La PNEI rappresenta un paradigma multidisciplinare che fonda le sue basi in una visione sistemica della cura, data dalla comunicazione bidirezionale della psiche con la biologia. Anche in Italia, grazie al prof Francesco Bottaccioli  che è riuscito a divulgare questo nuovo paradigma, si sentono venti di cambiamento. L’organismo viene visto come un’unica unità; corpo e mente non sono soltanto collegati, ma sono la stessa cosa, un unico grande sistema.

La PNEI si inserisce così già in una nuova visione che cerca di unire i vecchi modelli di salute, conservando i vecchi dati di conoscenza ma secondo un nuovo quadro interpretativo della cura.


Fermento di coscienza

 

Ma dove ci sta portando questo lungo viaggio del cambiamento?

Siamo ad un punto di svolta, nel cercare di trovare un’unità e integrazione anche nell’ambito della salute.  Prima ognuna delle due direzioni della visione della cura delle malattie (allopatica  e alternativa ) pensava di essere l’unica efficace e migliore dell’altra. È evidente che questo dualismo non giova più a nessuno.

In questo grande fermento di coscienza, c’è inoltre da stare attenti perché cosi come  il modello biomedico riduceva tutto al corpo, purtroppo però alcune teorie alternative in passato hanno fatto lo stesso errore riducendo tutto alla psiche.  In questo modo hanno replicato nell’ambito della psiche proprio l’errore che loro stessi criticavano, ma in senso opposto, cioè il riduzionismo estremo.  Dimenticandosi tra l’altro della parte spirituale, che oggi sta iniziando anche ad essere considerata come da alcune osservazioni dell’istituto superiore di sanità

Talvolta mi stupisco perché il riduzionismo opposto, che critica tutto il resto, può essere pericoloso. E’ un po’ come fare la guerra per ottenere la pace.  Non ci si accorge che indirettamente e senza volerlo si alimenta la paura e la destabilizzazione nelle persone, forse la vera causa di stress.
La coscienza va ampliata, non si può distruggere i vecchi sistemi, perché avevano ragione di essere per il momento storico in cui sono nati, ma bisogna ampliarli integrarli e crearne di nuovi.  Man mano che la coscienza è pronta, il cambiamento arriva, cercando di mantenere sempre un unico focus: l’umanizzazione delle cure e della persona che chiede aiuto.

Non è più il tempo, chiamiamola così per comprenderci,  della sola energia femminile tipica della medicina non convenzionale più morbida e aderente al solo sistema emozionale. Non basta neanche più la sola energia maschile, tipica della medicina allopatica, più chirurgica e chimica. Dobbiamo utilizzarle tutte e due insieme, adattandole alle esigenza di ogni singola persona, caso per caso per una vera medicina integrata.

Dobbiamo andare verso l’unità ed è arrivato il momento.

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Dott.Stefano Gay

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